
Mi sento la vocazione del guerriero, del prete, dell’apostolo, del dottore, del martire... Vorrei compiere tutte le opere più eroiche, mi sento il coraggio di un crociato, vorrei morire su un campo di battaglia per la difesa della Chiesa. La vocazione del prete! Con quale amore, o Gesù, io vi porterei tra le mani quando la mia voce Vi farebbe scendere dal cielo! Con quale amore Vi donerei alle anime! Ma ahimé, pur desiderando esser prete, ammiro e invidio l’umiltà di San Francesco d’Assisi, e mi sento la vocazione d’imitarlo rifiutando la sublime dignità del sacerdozio. Come dunque sposare questi contrasti? Vorrei illuminare le anime come i profeti, i dottori. Vorrei percorrere la terra, predicare il Vostro Nome e piantare sul suolo infedele le Vostre croci gloriose, o mio Beneamato! Ma una sola missione non mi basterebbe: vorrei nello stesso tempo annunciare il Vangelo in tutte le parti del mondo, e fino nelle isole più remote. Vorrei essere missionaria, non soltanto per qualche anno della mia vita, ma vorrei esserlo stato dalla creazione del mondo, e continuare a esserlo fino alla fine dei secoli. Ah! Al di sopra d’ogni cosa, vorrei il martirio. Il martirio! Ecco il sogno della mia gioventù; questo sogno è cresciuto con me, nella mia celletta del Carmelo. Ma questa è un’altra follia, perché io non desidero un solo tipo di supplizio, per soddisfarmi occorrerebbero tutti... le azioni di tutti i santi, vorrei averle compiute per Voi!
(Santa Teresa del Bambin Gesù, da “Storia di un’amima”)





