Ecclesia Catholica

Lunedì
6 Settembre
2010
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Home CULTURA Tradizione Papa S. Pio X e i cattolici di rito bizantino

Papa S. Pio X e i cattolici di rito bizantino

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 di Fabio Sansonna.

La  figura e la santità di S.Pio X, papa dal 1903 al 1914, sono generalmente  associate alla sua attività di catechesi, di precisazione della dottrina cattolica, di  lotta al modernismo e al laicismo, nonché, sulla linea tracciata da Leone XIII e Papi precedenti, alla  riconferma  della  teologia di S.Tommaso d’Aquino come pensiero e filosofia fondamentale della Chiesa Cattolica, e alla comunione ai fanciulli. 

D’altro canto, ci si è abituati a identificare la Chiesa Cattolica solamente con la realtà  ecclesiale occidentale, latina, mentre  essere cattolici secondo la definizione del catechismo di S.Pio X è  essere battezzati,partecipare ai sacramenti e obbedire ai pastori da Lui prestabiliti,in particolare al Papa, ed in questa definizione  rientrano a pieno titolo anche i cattolici di altri riti per lo più orientali (bizantini, copti,siriaci, armeni). Papa S. Pio X  affermò che i Padri Orientali (S. Basilio. S. Giovanni Crisostomo) erano da ritenere autorevoli quanto i Padri Latini (S. Agostino, S. Girolamo, S. Ambrogio).  

Origini del rito bizantino slavo 

S. Pio X ha dedicato una notevole attenzione ai cattolici di rito bizantino-slavo, un rito istituito nella Chiesa Orientale molto prima dello scisma di Oriente del 1054, e riconosciuto  da papa Adriano II (secolo IX°) che benedisse i libri liturgici slavi stesi  dai santi Cirillo e Metodio in slavo antico (con l’ alfabeto cirillico) sulle tracce della liturgia bizantina-greca di S. Giovanni Crisostomo e di S.Basilio Magno, padri della Chiesa del IV° secolo. I santi fratelli slavi, oggi compatroni d’Europa con S. Benedetto, si erano recati dal Papa portando a Roma le reliquie di S.Clemente, Papa martire in Crimea alla fine del I° secolo, in segno di unità con la Santa Sede ed in quella occasione la Divina Liturgia in lingua slava venne celebrata per la prima volta a Roma. Il loro viaggio a Roma è stato un gesto di grande importanza, perché contemporaneamente a Costantinopoli si consumava lo scisma di Fozio, mentre essi vollero affermare con questo gesto la loro obbedienza al Papa e la loro cattolicità. Una liturgia quindi che risale ai tempi dell’unità cattolica (cioè universale) tra Occidente e Oriente, quando nella Chiesa Cattolica  si esprimevano il rito latino e quello bizantino senza lasciare dubbi circa la piena comunione  voluta da Cristo. Il rito bizantino slavo venne riformato dal metropolita Septickij che diede vita all’esarcato greco-cattolico in Russia inizi del secolo XX. 

Rapporti dei greco-cattolici con Roma e la loro presenza in Russia   

In realtà il cattolicesimo russo, anche se numericamente in condizioni minoritarie, non ha mai cessato di esistere, neanche dopo lo scisma del secolo XI° : in particolare  riprese fiato verso i secoli  XV°(Concilio di Firenze) e XVI° (Concilio di Brest-Litovsk). In seguito i cattolici di rito bizantino, o greco-cattolici, o con termine dispregiativo talora chiamati “uniati” (termine che qui non useremo) diventeranno una realtà riconosciuta. Alla fine del secolo XIX° alcuni sacerdoti ortodossi e anche molti altri fedeli dell’impero russo,ortodossi per educazione,ma spesso in pratica agnostici, si convertirono al cattolicesimo, fondando in seguito comunità cattoliche di rito bizantino. Con il successivo espandersi delle comunità cattoliche di rito orientale ci fu anche una ondata di conversioni tra gli ortodossi: solo tra il 1905 ed il 1909 circa 233.000 persone lasciarono l’ortodossia per  riunirsi alla Chiesa Cattolica.  All’inizio del secolo XX° lo zar Nicola II Romanov, con l’Atto di tolleranza, dichiarò che per un russo diventare cattolico non costituiva più un reato meritevole di sanzioni. Furono avvenimenti tali da far registrare una svolta nel cattolicesimo russo, e che i papi Leone XIII e S. Pio X non mancarono di incoraggiare e sostenere poiché sembravano aprire nuovi spazi missionari verso la Russia. Uno di questi sacerdoti, Padre Aleksej Zercaninov, convertitosi al cattolicesimo nel 1896, aveva subito  3 anni di “prigione per apostati”, ancora in pieno periodo zarista, e nel 1907 fu ricevuto a Roma da S. Pio X. Il 22 maggio 1908 il Papa nominò Zercaninov “capo della missione ad nutum Sanctae Sedis, sottomessa unicamente alla Sede Apostolica, preposta a fedeli, sacerdoti  e laici di rito bizantino-slavo che vivono nello impero russo”. Rientrato a Pietroburgo il sacerdote diede impulso alle comunità cattoliche di rito bizantino, seguendo le condizioni poste dalla Santa Sede di “seguire fedelmente nella loro purezza le norme del rito bizantino-slavo, senza permettere alcuna confusione con il rito latino  o altri riti e adoperarsi affinché sacerdoti e fedeli facciano lo stesso ”. Il  metropolita Andrej Septickij, già vescovo di Lvov per volere di Leone XIII, diede vita all’organizzazione in esarcato dei cattolici russi di rito bizantino in virtù delle facoltà straordinarie conferitegli da Papa Pio X nel febbraio 1907, facoltà che gli verranno poi riconfermate anche da Benedetto XV.  Papa S. Pio X firmò un documento ed in un colloquio segreto disse al metropolita Septickij queste parole : “ Confermo tutti i suoi pieni poteri ,ma non è ancora tempo di esercitarli. Le chiedo anzi di non farlo per il momento. Verrà il momento in cui suoi poteri saranno necessari, e allora potrà esercitarli”. Quando il momento arriverà nel 1917 e S.Pio X non sarà più in vita, sarà il suo ex-segretario, il prelato Giambattista Bressan, a confermare l’autenticità della calligrafia del papa ed il suo sigillo personale sui documenti da lui consegnati al metropolita Septickji giustificandolo così nella sua attività. A Mosca la comunità cattolica di rito bizantino era imperniata sui coniugi Abrisokov, neoconvertiti ,che trasformarono la loro casa in un punto di incontro per i cattolici e anche in punto d’accoglienza per alcune monache domenicane, fondando la prima comunità domenicana di rito bizantino. Ai due coniugi, desiderosi di farsi cattolici di rito latino appena convertiti, il Santo Padre in persona, S. Pio X,  domandò di rimanere fedeli al rito bizantino nelle nuove circostanze,e a questa indicazione esplicita del Papa gli Abrisokov obbedirono fino all’ultimo portando frutti di santità, in particolare tra le monache domenicane che subirono la prigionia ed il martirio per fucilazione nei gulag sovietici. Anna Abrikosova morì di cancro in prigione. Un giovane russo, Leonid Fedorov, che frequentava per indicazione di Papa Leone XIII il seminario fondato ad Anagni dallo stesso pontefice, era  presente il 4 agosto 1903 all’intronizzazione di S.Pio X ricevendone la benedizione. Divenuto sacerdote,gesuita,e passato alla congregazione “De propaganda fide“ nel 1907, Padre Fedorov partecipò come ipodiacono alla liturgia solenne concelebrata in presenza di papa Pio X°  il 12 febbraio  1908  da Cirillo VII, patriarca greco-cattolico di Antiochia, con  sei vescovi cattolici di rito orientale. Il metropolita  A.Septickji nominerà  nel’17 Padre L.Fedorov esarca dei cattolici russi di rito bizantino, dando così esito a quelle facoltà straordinarie conferitegli  verbalmente e per iscritto dieci anni prima da S.Pio X per la creazione di una gerarchia cattolica di rito orientale in Russia. Nello stesso anno apparve la Madonna a Fatima, annunciando che la conversione del mondo intero dipendeva dalla conversione della Russia : la preveggenza del Papa santo sembrava coincidere con i piani divini. L’esarca P.Fedorov arrivava nella sua predicazione ad amministrare i sacramenti della Penitenza e della Eucaristia anche agli ortodossi, considerati scismatici e non ancora convertiti al cattolicesimo, ed affermando che lo faceva  in virtù di un permesso  verbale di S.Pio X. Questo atteggiamento non va confuso con l’attuale concetto, spesso superficialmente inteso, di“ ecumenismo“, quello che il sacerdote ortodosso P. Dudko definiva “l’ecumenismo ridotto a congressi” : infatti quando P. Feodorov verrà arrestato e processato dai bolscevichi negli anni’20, affermerà di avere come scopo nella vita quello di riunire la sua patria all’unica Chiesa che  riteneva autentica, la Chiesa Cattolica. Ma la figura che più rende l’idea, anche fisica, della personalità e della santità di S. Pio X è quella di Julia Danzas, figlia di ortodossi,neppure  praticante, che ebbe la grazia di essere ricevuta in Vaticano in udienza dal papa  nel 1909. Allora era una giovane studiosa imbevuta di tendenze razionalistiche e gnostiche e davanti alla proposta di un’udienza privata col Papa rispose : “ di cosa potrebbe parlare con me il Papa? non mi prenderebbe neanche sul serio !”, così preferì far parte anonimamente  del gruppo di trecento pellegrini che quel giorno si inginocchiarono in cerchio  nella sala delle udienze mentre entrava il Papa. Nel suo intimo si ribellò, ma quando il Santo Padre cominciò lentamente a fare il giro dei cattolici inginocchiati, ad essa sembrò che una luce  particolare emanasse dalla figura bianca, con i capelli argentei e dai luminosi occhi azzurri… E quando S.Pio X si fermò in mezzo alla sala, benedisse i pellegrini e pronunciò un breve discorso, Julia ebbe l’impressione che egli si rivolgesse proprio a lei. Nessuno forse percepì quelle parole semplici quanto Julia : S.Pio X disse che benediceva tutto quanto  di buono esiste in ogni uomo e lo spinge verso Cristo. All’uscita dalla sala delle udienze, Julia incontrò un cattolico e disse : “Non pensi che io sia venuta qui solo  come spettatrice :  anch’io ho capito di avere un padre.” Da quel momento è iniziato  il suo cammino verso la conversione al cattolicesimo. 

Importanza della presenza dei greco-cattolici nella vita della Chiesa oggi 

Dopo il 1923 la persecuzione si abbatterà sui cattolici russi, ed anche le persone che incontrarono S. Pio X (P. Zercaninov, P.Fedorov, Julia Danzas) verranno arrestate e finiranno nei GUlag sovietici, ma non è questa la sede per continuare questo discorso. Invece si è voluto qui sottolineare che S. Pio X, per tutto quello che ha fatto, non ha fatto dell’”ecumenismo” nel senso superficiale del termine, ma si è rivolto come un padre a cattolici membri della stessa e unica Chiesa di Roma, ovvero a fratelli  di cui spesso ignoriamo l’esistenza o la storia e di cui inconsciamente rischiamo forse di non riconoscere la vera e piena natura e identità di cattolici a tutti gli effetti, magari solo per  una  tradizione liturgica  estranea a noi occidentali. Ed anche ai fratelli ortodossi. Parafrasando l’espressione di Giovanni Paolo II° per cui occorre ritornare a respirare con due polmoni, quello orientale e quello occidentale, potremmo dire che questo respiro unico dovrebbe essere facilitato quando la gabbia  toracica è la stessa, e cioè la Chiesa Cattolica. In Ucraina, esistono cattolici di rito latino (in genere di origine polacca) e bizantino (di origine russa), ma il loro essere cattolici non è definito dal rito, ma dall’appartenenza all’unica Chiesa  nell’ obbedienza al Papa. Questo dovrebbe incoraggiare a concepire l’ essere cattolici anche in Occidente in modo più sostanziale e concreto, senza farlo coincidere con un particolare rito o liturgia, o con particolari abitudini in tema di diritto canonico. La fede cattolica deve avere la possibilità di essere espressa nella maniera più congeniale secondo sensibilità, temperamento e  nella tradizione storica e spirituale di ognuno : per i cattolici russi è antistorico l’uso del latino (a parte i lituani), spesso imposto dai cattolici polacchi storicamente, per i russi l’equivalente del latino è lo slavo antico e infatti S. Pio X negò alla  Abrisokova  la possibilità di diventare di rito latino invitandola a creare comunità di rito bizantino a Mosca. Anche oggi chi vorrebbe  una Divina Liturgia in russo moderno e non più in slavo antico è contestato, e questo anche tra gli ortodossi. Nessuna delle liturgie espresse dalla Chiesa Cattolica nella sua storia dovrebbe essere eliminata, in quanto ciascuna documenta  l’avvenimento di un dialogo tra  il popolo cristiano e Dio, come sottolineava il cardinal J.Ratzinger in un suo documento di qualche anno fa. Occorre anche sottolineare come l’attuale rito cattolico orientale non abbia subìto alcuna riforma liturgica negli ultimi decenni, ma sia rimasto quello preconciliare, al contrario del rito romano e ambrosiano. (nel rito bizantino attuale  si conserva  ad esempio alla consacrazione la formula “ pro multis”). Questo breve escursus  ci ha permesso di constatare come la Chiesa abbia sempre voluto salvaguardare la purezza di ogni rito nato in seno ad essa, senza permettere la confusione con altri riti. Di conseguenza, nessuna  modalità liturgica  dovrebbe avere il sopravvento sulle altre, tanto meno su quelle liturgie Occidentali e Orientali che hanno origini più lontane e che oltretutto hanno sempre avuto le loro radici non nell’opera di commissioni teologiche e liturgiche riunite a tavolino, ma in Tradizioni Liturgiche sperimentate  e create dall’ opera di santi canonizzati dalla  Chiesa.  

Bibliografia 

-Judin-Protopopov     Cattolici in Russia e Ucraina      “La Casa di Matriona” Coop ed  a.r.l. Milano,1992 

-Irina Osipova Se il mondo vi odia…… Martiri per la fede nel regime Sovietico   “La Casa di Matriona” Coop ed  a.r.l. Milano,1997 

-Antoine Wenger    La persecuzione dei cattolici in Russia. Ed. San Paolo, Cinisello Balsamo (Mi) 1999 

-Gli anni del terrore in Ucraina, cap III    in:   Robert Royal I martiri del ventesimo secolo. Il volto dimenticato della storia del mondo.  Ed. Ancora, Milano 2002    pp 87-109 

- Aleksey Judin  Leonid Fedorov   “La Casa di Matriona” Coop ed  a.r.l. Milano,1999.

 -Aleksey Judin Pie-Eugene Neveu   “La Casa di Matriona” Coop ed  a.r.l. Milano, 2002

 -Giovanna Parravicini, Sergej Stratorovskij   Julia Danzas  “La Casa di Matriona” Coop ed  a.r.l. Milano, 2001

 -Pavel Parfentev Anna Abrikosova    “La Casa di Matriona” Coop ed  a.r.l. Milano, 2004    

 

Last Updated ( Saturday, 04 September 2010 06:59 )  

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