a cura di Padre Gervaso “Il Signore se ne mosse a pietà e le disse: Non piangere! E avvicinandosi, toccò la bara e disse. Giovinetto, ti dico, levati su. Ed Egli lo rese a sua madre”.
RIFLESSIONE. La vedova di Naim è figura dell'umanità colpevole: del paganesimo. Essa non conosceva Gesù quando il figlio s'ammalò, né quando si spense, né quando si dovette accompagnalo al sepolcro. Anche oggi la scena si ripete su larga scala: muoiono I poveri pagani nel corpo, ma ciò che più conta, muoiono nell'anima senza conoscere Gesù. Su circa centomila persone che muoiono quotidianamente I tre quinti sono privi del battesimo, sono morti nell'anima. Ha ragione S. Agostino di esclamare: “Tu piangi un morto? Piuttosto piangi il peccatore, piangi l'empio, piangi l'infedele. Perché sta scritto: il lutto di un morto dura per sette giorni; ma il lutto dell'empio dura tutta la vita”.
MEDITAZIONE. La vedova di Naim è figura dell'umanità redenta: della Chiesa. Anche il Missionario quando si trova in mezzo alla morte del paganesimo, può dire in nome di Cristo. Non piangere! Non piangere perché porto a te la vita, la grazia, la risurrezione. E infatti il Missionario fa rifiorire la vita là dove imperava la morte:”Giovinetto, levati sù!”. Il mondo infedele, come il giovinetto di Naim, giace quale freddo cadavere tra le tenebre dell'infedeltà. E come Gesù restituì vivo il fanciullo alla madre, tra il giubilo degli astanti, così il Missionario presenta e restituisce continuamente alla Chiesa le anime rigenerate dal Battesimo. La Chiesa accoglie con gioia immensa i figli risorti.
PREGHIERA. La tua misericordia, o Signore, mondi e protegga continuamente la tua Chiesa.
EPISTOLA di S. Paolo ai Galati (5, 25-26 e 6, 1-10) Fratelli, se viviamo con lo spirito, procediamo anche con lo spirito; non siamo avidi di gloria vana, provocatori gli uni gli altri. Fratelli, se anche una persona fosse colta in fallo, voi che siete spirituali, correggetela con spirito di mitezza: e poni mente a te stesso che tu pure non cada in tentazione. Portate I pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo. Poiché se uno crede di essere qualche cosa, mentre non è nulla, illude se stesso; ma ciascuno esamini l'opera propria e così solo in se stesso avrà gloria e non presso gli altri. Così ciscuno porterà il suo peso. E chi viene istruito nella parola divina, faccia parte di tutti I suoi beni a chi lo istruisce. Non v'illudete, Dio non si lascia schernire. Quello che l'uomo avrà seminato, questo egli mieterà, poiché chi semina nella sua carne, dalla carne mieterà corruzione: chi semina nello spirito, dallo spirito mieterà vita eterna. E non ci stanchiamo nel fare il bene; perché a suo tempo, se non ci stanchiamo, mieteremo. Adunque, finché ne abbiamo il tempo, facciamo del bene a tutti, e specialmente ai compagni di fede.
VANGELO di S. Luca (7, 11-16) In quel tempo Gesù si recava a una città detta Naim insieme con i suoi discepoli e una gran folla. Come fu vicino alla porta della città, vide che si portava alla sepoltura un morto, figlio unico di madre vedova; e molta gente della città lo accompagnava. Il Signore, vistala, ne ebbe compassione e le disse: “Non piangere!”. E accostatosi, toccò la bara. I portatori si fermarono ed egli esclamò: “Giovinetto, io te lo dico, levati su!”. E il morto si levò a sedere e cominciò a parlare. Ed egli lo rese a sua madre. Allora entrò in tutti un gran timore e glorificavano Iddio dicendo: “Un gran profeta è sorto tra noi e Dio ha visitato il suo popolo”. Credo.
5 settembre 2010





