Adesso c’è anche la conferma della Santa Sede: Benedetto XVI, con un decreto dello scorso 21 gennaio, ha tolto la scomunica ai quattro vescovi cattolico-tradizionalisti (Bernard Fellay, Alfonso de Gallareta, Tissier de Mallerais e Richard Williamson) ordinati dall’arcivescovo Marcel Lefebvre il 30 giugno 1988. Il Papa, si legge in una nota, è giunto a questa decisione “dopo un processo di dialogo tra la Sede Apostolica e la Fraternità Sacerdotale San Pio X, rappresentata dal suo Superiore Generale, mons. Bernard Fellay”. Ne consegue, ha precisato il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi che "i lefebvriani sono in piena comunione con la Santa Sede".
RELAZIONI DI FIDUCIA. "Con questo atto – si legge ancora nel decreto papale - si desidera consolidare le reciproche relazioni di fiducia e intensificare e dare stabilità ai rapporti della Fraternità San Pio X con questa Sede Apostolica. Questo dono di pace, al termine delle celebrazioni natalizie, vuol essere – continua il documento -anche un segno per promuovere l'unità nella carità della Chiesa universale e arrivare a togliere lo scandalo della divisione".
PROVVIDENZIALI. La decisione di Benedetto XVI è stata accolta con grande soddisfazione dai vescovi tradizionalisti, che peraltro non si erano mai sentiti realmente toccati dalla scomunica perché convinti in coscienza di aver agito in “stato di necessità”, mossi cioè dal dovere di conservare la sopravvivenza della tradizione cattolica nella Chiesa. Uno zelo che ha dato i suoi frutti: è grazie a mons. Lefebvre e alla sua provvidenziale opera se la “messa di sempre” non è stata cancellata dall’ubriacatura modernista, e se oggi i vertici cattolici iniziano a interrogarsi sulle disinvolture dottrinali del postconcilio.
GRATITUDINE FILIALE. “Esprimiamo la nostra gratitudine filiale – ha dichiarato mons. Fellay – al Santo Padre per questo atto che, al di là della Fraternità sacerdotale San Pio X, sarà di beneficio a tutta la Chiesa”. “La nostra Fraternità – ha aggiunto – desidera poter aiutare sempre di più il Papa a portar rimedio alla crisi senza precedenti che scuote attualmente il mondo cattolico, e che il Papa Giovanni Paolo II aveva definito come uno stato di apostasia silenziosa”.
VOCE IN CAPITOLO. Il decreto del 21 gennaio non si limita a riabilitare la più importante società di vita religiosa che rappresenta il cattolicesimo preconciliare (presente in tutto il mondo con una Casa Generalizia, 7 seminari, 6 case di formazione, 19 distretti e case autonome, 159 priorati, 725 chiese, cappelle e centri di Messa, 2 istituti universitari, 86 scuole private, 6 case di formazione, 7 case di riposo, 4 vescovi, oltre un migliaio tra sacerdoti, seminaristi, religiosi e religiose, quasi un milione di fedeli). La novità del provvedimento è che si afferma la necessità di contatti con la Santa Sede che permetteranno alla congregazione tradizionalista di esporre le ragioni dottrinali di fondo che “giudica essere all’origine delle attuali difficoltà della Chiesa”. Insomma, dopo un lungo oblìo, la tradizione cattolica torna ad aver voce in capitolo nella vita della Chiesa.
I tradizionalisti “lefebvriani” da due mesi avevano indetto una “Crociata del Rosario” a questo scopo, a cui, anche tramite internet, ha aderito un gran numero di cristiani. Lo ha comunicato, il 20 gennaio, mons. Fellay con un breve ringraziamento: “La Crociata del Rosario che avevamo lanciato a Lourdes durante il memorabile pellegrinaggio del Cristo Re alla fine di ottobre, ha – ha comunicato il vescovo - ampiamente sorpassato le nostre speranze. In meno di due mesi, sono stati recitati in tutto il mondo un milione e settecentotremila Rosari per ottenere dalla Madonna il ritiro del decreto di scomunica del 1988. Che tutti siano profondamente ringraziati. Davanti a una tale generosità, osiamo chiedervi di continuare i vostri sforzi di preghiere perché questa crociata porti i suoi frutti per il bene di tutta la Chiesa”. E il Rosario avrebbe dato "una mano": anche se da Roma non arriva nessuna conferma, per il momento, questo passo era atteso da tempo. Si tratta infatti della seconda condizione posta dai tradizionalisti per sanare lo strappo con la Santa Sede.
MESSA TRIDENTINA. La prima richiesta riguardava la rilegittimazione della liturgia tridentina, la messa dei nostri padri archiviata dalle innovazioni del Concilio Vaticano II. Com’è noto, Papa Ratzinger ha liberalizzato la celebrazione della messa preconciliare con il Motu Proprio "Summorum Pontificum" del 2007, consentendo che venisse officiata ovunque con regolarità su richiesta di gruppi di fedeli. Ora il ritiro delle scomuniche fa pensare che siano state assolte le condizioni decisive per il “recupero” della Fraternità sacerdotale San Pio X. Ormai i tradizionalisti si vedono garantito il diritto ad accedere a tutti i sacramenti secondo il rito preconciliare, mentre ovunque si organizzano gruppi di fedeli legati alla dottrina di sempre. Restano spesso conflittuali i rapporti con i tanti vescovi che hanno sposato le innovazioni teologiche e liturgiche, mentre rimangono ancora distanti le posizioni della Fraternità anche rispetto alle più alte sfere vaticane su questioni di rilievo come l’ecumenismo e il rapporto con le altre religioni, che i tradizionalisti considerano semplicemente “false religioni”, come peraltro ha sempre proclamato la dottrina cattolica.
STATO DI NECESSITA’. Ed è per rimanere fedele a questi insegnamenti che mons. Marcel Lefebvre sentì di agire in stato di necessità quando ordinò i vescovi che avrebbero dovuto dare continuità alla sua opera. Lui, già arcivescovo di Dakar, messo da Pio XII a capo di 18 nazioni africane come Delegato Apostolico, dopo essersi dimostrato grande evangelizzatore nel Terzo Mondo si sentì chiamato a rievangelizzare la Cristianità, dove la Chiesa veniva attaccata e sconvolta anche dal suo interno. Fu questa sincera passione cristiana che forse gli valse un particolare riguardo. Quando morì di cancro nel 1991, al suo funerale erano presenti il vescovo del luogo, il segretario del cardinale Hyacinthe Thiandoum, il cardinale Silvio Oddi ed il Nunzio apostolico in Svizzera. Tutti questi prelati benedirono la salma: una partecipazione inconsueta per l'interramento di uno “scomunicato”. Si dice che proprio il Nunzio apostolico avesse avuto l’incarico segreto di ritirare la scomunica all’ultimo momento. Il dettaglio non trova sicuri riscontri, ma è invece noto che la punizione rimase sui quattro vescovi ordinati e, forse, su un altro vescovo che aveva partecipato alle ordinazioni, mons. De Castro Mayer. L’anatema, peraltro, non toccò mai le centinaia di sacerdoti e religiosi che entrarono a far parte della congregazione tradizionalista e, ancor meno, le molte migliaia di fedeli in tutto il mondo.
VALIDE ORDINAZIONI. La Santa Sede, in diverse sentenze, confermò la validità di quelle ordinazioni, benchè illecite, e dei sacramenti amministrati dai vescovi e dal clero “lefebvriano”. I teologi non condizionati da pregiudizi progressisti, hanno più volte espresso dubbi sull’effettiva sussistenza della scomunica anche nei confronti dei vescovi della Fraternità, i quali hanno sempre respinto ogni accusa di scisma e ribadito la loro fedeltà alla Chiesa cattolica, pur considerandosi tenuti in coscienza a non accettare quelle deviazioni incompatibili con la dottrina tradizionale. Considerato che mons. Lefebvre è probabilmente stato “graziato” in occasione del suo decesso, e che né lui né i suoi vescovi hanno manifestato alcuna volontà scismatica, verrebbe da pensare che Benedetto XVI ritirerà delle scomuniche inesistenti.
FORZE CATTOLICHE. In ogni caso, il “rientro” della congregazione tradizionalista consentirebbe a Papa Ratzinger di sanare una grave frattura all’interno della Chiesa e, al tempo stesso, di far rientrare nella disciplina di Roma forze cattoliche non disprezzabili, specie di questi tempi tanto aridi in fatto di vocazioni. Oggi la Fraternità sacerdotale san Pio X è diffusa in tutti i continenti: conta una Casa Generalizia, 7 seminari, 6 case di formazione, 19 distretti e case autonome, 159 priorati, 725 chiese, cappelle e centri di Messa, 2 istituti universitari, 86 scuole private, 6 case di formazione, 7 case di riposo, 4 vescovi, oltre un migliaio tra sacerdoti, seminaristi, religiosi e religiose, quasi un milione di fedeli nel mondo. Al di qua delle Alpi la congregazione tradizionalista conta tre priorati: uno ad Albano Laziale (Roma), gli altri due nel Torinese, a Montalenghe, e a Spadarolo di Rimini, a cui fanno riferimento una trentina di luoghi di culto dove i sacerdoti celebrano la messa "di sempre".
Nella foto: una giovanissima fedele a una processione della Fraternità sacerdotale S. Pio X





