Dal Vaticano si è levata la sconsiderata voce del segretario del pontificio consiglio dei Migranti, mons. Agostino Marchetto, a lanciare strali contro le ronde civiche, definite “abdicazione dello Stato di diritto”. Subito dopo dai vertici della Santa Sede è arrivata la sconfessione per Marchetto: “Parla a titolo personale e non rappresenta la linea del Vaticano”. E non poteva essere diversamente, visto che le ronde dei cittadini erano già una benemerita istituzione dello Stato pontificio, incoraggiata da Papi e cardinali. Una di queste formazioni, dallo storico passato, è ancora attiva a Bologna: si tratta del Corpo delle Pattuglie Cittadine, pienamente legittimato non solo dall’autorità pontificia di un tempo ma anche dalle vigenti autorità.
RICONOSCIUTE DAL CARDINALE. Dal sito dell’associazione si apprende che “il Corpo delle Pattuglie Cittadine viene riconosciuto formalmente nel 1820 dal Cardinale Legato in rappresentanza dell'amministrazione pontificia, ma di esso si hanno tracce che risalgono al 1813”. In quegli anni la sicurezza notturna della città, anche a causa dei portici, era particolarmente precaria. L'amministrazione cittadina disponeva di un Corpo di gendarmeria inadeguato e prese, per questo motivo, la decisione di costituire delle pattuglie volontarie di cittadini (foto): le Pattuglie diventano così un vero e proprio corpo ausiliario di polizia, volontario, armato, al servizio della città, composto da una "forza" complessiva di 300/350 unità. Una formazione dunque su base popolare che verrà sciolta solo nel 1935 quando il prefetto ordinò ai pattuglianti di confluire nella Milizia fascista. Un’imposizione che i pattuglianti rifutarono per rimanere in linea con la tradizione apolitica del Corpo.
SCIOLTE DAL FASCISMO. Disciolte sotto il fascismo, le ronde bolognesi furono ricostituite nel '45: il primo prefetto del dopoguerra affida alle Pattuglie Cittadine, composte da 1.000 volontari, la sicurezza della città, autorizzando i pattuglianti al porto delle armi. In quel periodo, si legge sul sito, “L'associazione opera come parte della comunità locale in un rapporto stretto con le istituzioni”. Fino agli anni Settanta le Pattuglie Cittadine operano, sempre su base volontaria, armate (con esenzione di tassa sul porto d’armi per i volontari) e dotate di notevoli mezzi, tra cui una centrale radio. Negli anni Ottanta, l’esplosione del terrorismo genera una stretta repressiva che caratterizza l’Italia sempre più come un regime accentratore di poteri e prerogative e anche le ronde bolognesi vengono ridimensionate con la revoca del porto d’armi e la trasformazione in semplice associazione di fatto.
ATTIVE NELLE ZONE A RISCHIO. Dal ’90, però, gli associati decidono di continuare la loro attività anche senza armi: “Riprendono così – spiegano i promotori delle ronde bolognesi - i pattugliamenti con funzione di prevenzione delle illegalità diffuse, dal furto, al borseggio, allo spaccio; ci si rende disponibili per compiti di sorveglianza in occasione di manifestazioni culturali; si realizzano convenzioni con enti pubblici, ospedali e facoltà universitarie, per la sorveglianza, prevalentemente notturna, di aree soggette a rischio; si arriva infine alla prima convenzione con il Comune di Bologna per la sorveglianza degli edifici scolastici”.
BICENTENARIO. Ed è proprio un’amministrazione “storicamente” di sinistra, quella stessa parte politica da cui si levano alti lai appena si parla di ronde, a rinnovare periodicamente le convenzioni con le Pattuglie Cittadine, impiegandole con ottimi risultati nelle aree cittadine di maggior criticità. Così, mentre dal governo giunge una legittimazione al volontariato sul fronte della pubblica sicurezza, il Corpo delle Pattuglie Cittadine si avvia a celebrare i 200 anni di vita che lo legano in modo indissolubile alla storia della città di Bologna.





