di Padre Gervaso - Mi si chiede, nella lieta occasione del Santo Natale, di rivolgere qualche parola d'augurio ai lettori di questo sito a cui sono particolarmente affezionato. Accetto molto volentieri l'incarico e mi prendo la libertà di dire qualcosa che forse stona col clima natalizio ma che, credetemi, è tanto opportuna anche in questo momento. Auguro che in questa terra si possa celebrare degnamente, con la nascita del Redentore, l'incarnazione del Dio della Santissima Trinità, che è sola Via, Verità e Vita e che, dunque, nulla ha a che spartire con gli “dei falsi e bugiardi”, per dirla con Dante, di tutte le altre pseudo-religioni. Ma celebrare degnamente il Natale, cari amici, significa cancellare la vergogna della bestemmia.
I nostri nonni, buoni cristiani, dicevano con disprezzo dei blasfemi: “Costui bestemmia come un turco!”. Ebbene, che senso ha combattere la Mezzaluna, sbarrare la strada all'ingresso della Turchia in Europa, impedire la costruzione delle moschee, se poi i peggiori “turchi” sono tra di noi? “Uomini siate e non pecore matte, sì che il giudeo tra voi di voi non rida”, scrive l'Alighieri; e quanto ridono oggi di noi i mussulmani vedendoci insultare il nostro Dio? E che disprezzo ci meritiamo ai loro occhi?
E ancora: quali maledizioni si attirano le nostre amate contrade per colpa dei bestemmiatori? E, per finire, come cresceranno i bambini sentendo gli adulti offendere Dio? Non può esservi Natale in casa di un bestemmiatore, non può esserci la benedizione di Dio per una terra dove la bestemmia è tollerata e praticata. Buon Natale a tutti, con l'impegno di combattere la bestemmia e l'augurio d'estirparla dal suolo della splendida terra che Dio ci ha dato; mai più la bestemmia tra di noi, per il nostro l'onore e la nostra salvezza!





