Il solito pretesto e poi il massacro di cristiani: succede sempre così nei paesi islamici, quelli moderati e in affari coi banchieri Usa, ed è accaduto anche alla messa di Natale in Egitto (per noi l'Epifania). Un commando di mussulmani si è messo a sparare all'impazzata contro la folla di fedeli copti (cristiani in comunione col Papa che appartengono alla più antica comunità religiosa d'Egitto, presenti sin da prima dell'invasione islamica) che uscivano da una chiesa a Qena, cittadina poco distante da Luxor.
VERO MASSACRO. Una ventina di persone sono state colpite: nove i morti e dieci i feriti, un vero massacro. Naturalmente non manca la solita scusa. Gli islamici avrebbero sparato per vendicarsi dello stupro di una dodicenne che sarebbe stato compiuto a novembre da un cristiano: una menzogna penosa che non trova alcun riscontro, visto che, in caso contrario, le forze dell'ordine avrebbero provveduto ad arrestare il colpevole senza tanti compolimenti, anche solo sulla base di un semplice sospetto, trattandosi di un cristiano.
ALIMENTARE L'ODIO. Questa voce, invece, è stata messa in giro per alimentare l'odio contro i copti e le autorità si sono ben guardate dallo smentirla. Dopo la strage, infatti, oltre due mila cristiani hanno protestato contro le autorità, scontrandosi violentemente con le forze dell'ordine. I copti sono stanchi di subire. Ma nei paesi occidentali, dove non mancano mediatici campioni della Cristianità, sono stati in pochi ad alzare la voce in difesa di questi egiziani fratelli nella fede.
NUOVE VIOLENZE. Nuovi crimini sono stati compiuti dai maomettani anche nella giornata di sabato: case e negozi proprietà dei copti sono stati incendiati a Bahgur, vicino a Nagaa Hamady, la cittadina dove i seguaci di Allah hanno sparato sui cristiani che uscivano dalla chiesa. Nei nuovi scontti tra maomettani e cattolici una donna cristiana è morta e mentre altre sei persone sono rimaste ferite, tre per parte.
7 gennaio 2010





