Ogni giorno i cittadini subiscono gli effetti criminali dell'immigrazione, ma dalla Cei arriva un messaggio lunare che sa troppo di presa in giro: “Le nostre statistiche dimostrano che le percentuali di criminalità di italiani e stranieri sono analoghe, se non identiche". E' questa la risposta incredibile del segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, al premier Silvio Berlusconi che auspicava, col calo dell'immigrazione, un logico decremento dei delitti. Da degli ecclesiastici, per quanto di taglio progressista, ci si sarebbe aspettato un minimo di riguardo per i deboli, cioè per le migliaia di innocenti che quotidianamente subiscono la delinquenza d'importazione. Invece niente da fare: l'ideologia mondialista ha prevalso. E via con la notizia sballata, con la bufala, insomma.
QUADRO AUTENTICO. Non è una novità: mons. Crociata ripete i dati già presentati qualche mese fa da Franco Pittau, coordinatore del Dossier statistico immigrazione della Caritas-Migrates, e puntualmente contestati da Fabio Giovenzana, portavoce dell'associazione Padania Pulita, in un'intervista a il Padano. Giovenzana, in quella circostanza, contestò il metodo usato per il raffronto delle cifre sostenendo infine che "sarebbe bastato consultare i dati del Dipartimento dell'amministrazione carceraria per avere il quadro autentico della situazione criminale".
PRIGIONI COME ENCLAVES. Giovenzana espose statistiche recenti, riferite al 2008. “Nel carcere di Padova, addirittura l'80% dei detenuti non sono nè padani nè italiani: ben 151 su 187. E la situazione accomuna Padania del nord e Padania del sud: il carcere di Parma, per così dire, vanta il 76% di presenze straniere. Nel carcere milanese di San Vittore gli stranieri sono 935 su 1461 detenuti; a Bologna 668 su 1046. Ma anche appena fuori dalla Padania c'è poco da ridere. Pittau, dal nome, mi sembra sardo: si faccia un giro - concluse Giovenzana - nel carcere di Macomer dove gli immigrati sono il 74,16% della popolazione detenuta, e poi venga ancora a raccontarci che l'immigrazione non crea un'emergenza criminale”. Insomma, perchè mons. Crociata non mette il naso in un carcere padano?
NETTA SMENTITA. La necessità che il segretario Cei si documenti prima di parlare è sostenuta anche dal segretario provinciale e deputato della Lega Nord Marco Rondini. “Non so a quali dati faccia riferimento Crociata – osserva il parlamentare del Carroccio – dal momento che i numeri del ministero della Giustizia, testimoniano una realtà i cui contorni sono piuttosto chiari. Anche recentemente il Guardasigilli, Angelino Alfano, ha avuto modo di sottolineare che la massiccia presenza di immigrati nelle nostre carceri ha ormai superato il 40 per cento. Se pensiamo che gli stranieri in Italia rappresentano poco più del 6 per cento della popolazione, il conto è presto fatto e smentisce in maniera abbastanza netta quanto sostenuto dall'organizzazione dei vescovi”.
APOCALISSE IN PADANIA. Se il dato "italiano" della delinquenza straniera è allarmante, quello padano risulta addirittura apocalittico, visto che la maggior parte degli stranieri è stabilita al nord ed è qui che "opera". “Bisogna poi tenere conto di un altro dato – prosegue Rondini – quello territoriale. Secondo fonti della Polizia penitenziaria, risulta che negli istituti penitenziari del Nord la percentuale di presenza di detenuti stranieri è ben superiore al 60/70% con punte che sfondano il muro dell'85%, come a Milano dove i non italiani rappresentano ormai la quasi totalità dei “nuovi ingressi”. “Bisogna guardare in faccia alla realtà – conclude Rondini – e proseguire con le politiche di contrasto all'immigrazione clandestina avviate dal governo. Sarà anche politicamente scorretto, ma l'equazione meno immigrazione uguale meno criminalità, è esatta”.
29 gennaio 2010





