di Fabio Sansonna
Riferimento costante della vera fede cattolica è la unica Chiesa fondata da Gesù Cristo, e quel primo millennio di cristianesimo quando questa unità era anche strutturalmente, storicamente visibile e concreta. Il desiderio dell’unità è sempre stato presente da entrambe le parti e papa Urbano VIII aveva anche identificato i protagonisti di questa unità : ”Spero che voi ruteni condurrete un giorno all’unità tutte le chiese orientali!”; papa Leone XIII ricevette nel 1886 il “Promemoria per l’unificazione delle chiese” da Vladimir Solov’ev, e rivolgendosi al futuro metropolita Andrej Septycki disse che i monaci basiliani erano chiamati a compiere la missione dell’unione tra Oriente e Occidente; papa S. Pio X dichiarò che i Padri Orientali (S.Basilio. S. Giovanni Crisostomo) erano da considerare sullo stesso piano dei Padri Latini (S. Agostino, S. Girolamo, S. Ambrogio) e operò molto per creare comunità di rito bizantino come ponte di comunione verso gli ortodossi.
Malgrado le divisioni e i peccati degli uomini, questa unità di fondo rimane perché chiunque aderisce di cuore a Cristo ha in sé le premesse per aderire anche alla unica Chiesa da Lui fondata. Infatti, tutti nel Credo, cattolici e ortodossi, ancora oggi diciamo di credere in una sola Chiesa, Cattolica e Apostolica, quella fondata da Cristo. I cristiani russi dicono che i muri delle divisioni create dagli uomini non raggiungono il cielo. Vivendo fino in fondo l’ esperienza cristiana, si aderisce all’unica Chiesa Cattolica originaria fondata da Cristo 2000 anni fa : rimane il lavoro di rendere visibile questa unità nella storia. Una eventuale ricomposizione di qualsiasi scisma non aggiunge nulla all’ unica Chiesa di Cristo guidata dal Papa, ma restituisce alla Chiesa Cattolica quello che le è proprio e che da sempre le appartiene. La presenza dei cattolici di rito bizantino costituisce un seme, una luce che illumina il cammino verso l’unità e per quanto minoritari essi siano, costituiscono un segno di una preziosità inimmaginabile, perché rendono presente l’unità compiuta anche in modalità liturgiche e canoniche diverse dal resto degli altri cattolici legati a Roma. Troppo spesso si fa coincidere l’essere cattolico con l’essere di rito latino, ma questa è una distorsione di mentalità e di cultura conseguente agli eventi storici del passato. Essere cattolici non è definito da un rito, ma dall’essere battezzati, seguire i precetti di Gesù, partecipare ai suoi sacramenti e obbedire ai pastori da Lui prestabiliti, in particolare al Papa Suo Vicario in terra (dal Catechismo di S. Pio X). Questa definizione dell’ essere cattolico è tutta da vivere e riscoprire. I cattolici di rito bizantino e copto mantengono le loro tradizioni liturgiche appartenendo alla Chiesa Cattolica di Roma e quindi sono cattolici a tutti gli effetti.
Lo scisma non è mai riuscito ad estinguere la tensione verso l’unità originaria perduta, e tra l’altro in Russia esso si farà sentire solo nel secolo XV soprattutto per l’infiltrazione dei greci, e quasi per nulla tra i ruteni (popolazione ucraine e dei Carpazi). Dobbiamo tornare a respirare con due polmoni diceva Giovanni Paolo II, quello Occidentale e quello Orientale. Mettendo Cristo al centro della nostra vita questo miracolo può riaccadere ancora oggi, il miracolo dell’unità perduta ridiventa presente. Secondo i criteri della Tradizione espressi nell’enciclica Dominus Iesus di Giovanni Paolo II, il termine chiesa si applica alle realtà cattolica, ortodossa e copta (e altre chiese non calcedoniane), con 7 sacramenti validi e una traditio apostolica valida; le realtà protestanti sono invece comunità ecclesiali, con 1 solo sacramento, il Battesimo, valido solo se impartito secondo materia e forma che esprimano le intenzioni della Chiesa Cattolica. Il riconoscimento di fondo con le realtà di Chiesa che conservano traditio e 7 sacramenti (ortodossi, copti) dovrebbe rendere più facile e più completo il ricomporsi dell’unità attorno all’Eucarestia, in sintonia con la visione e il sentire autenticamente tradizionale e universale, cioè cattolico. In sintesi, anche se l’unità della Chiesa manca in senso formale, esiste una unità nell’origine e nell’ esperienza comune di adesione a Cristo, soprattutto per aver mantenuto tutti i sacramenti da Lui istituiti e la traditio apostolica.
Rito Copto o Alessandrino : origina ad Alessandria d’Egitto, uno dei patriarcati più importanti della cristianità orientale, ispirato al Vangelo di S. Marco ed al monachesimo egiziano (S. Pacomio, fondatore del monachesimo cenobita, S. Antonio Abate).
Rito Bizantino Greco : i Padri Greci (S. Basilio Magno, S. Giovanni Crisostomo) diedero origine alla liturgia bizantina nel sec. IV°, a partire da usanze liturgiche in uso ad Antiochia, sede dei primi cristiani e sede patriarcale. Il Rito Bizantino Greco è tuttora praticato nella Chiesa Cattolica da comunità greche monastiche nel Sud Italia.
Rito Romano : non si hanno notizie precise sulla liturgia romana nei primi secoli, che verrà definita solo nel VI° secolo da S. Gregorio Magno.
Rito Ambrosiano : S. Ambrogio aveva introdotto l’uso del canto liturgico durante l’occupazione delle basiliche a Milano, secondo gli usi liturgici orientali, ma in realtà non aveva definito un nuovo rito, anche perché all’epoca non esisteva questa preoccupazione formale nella Chiesa. S. Ambrogio visse per la prima metà della sua vita a Roma, la sua famiglia era cristiana e ben introdotta ai rapporti con le autorità della Chiesa; forse conobbe S. Atanasio d’Alessandria che si era rifugiato a Roma con alcuni monaci egiziani. Anche se non era ancora battezzato, sicuramente ebbe modo di conoscere il rito usato a Roma, di certo non ancora definito come il rito romano attuale, sul quale egli inserì elementi liturgici orientali (forse alessandrini). All’epoca di S. Ambrogio Milano era capitale dell’Impero Romano d’Occidente e gli scambi religioso-culturali con l’Oriente erano intensi. S. Ambrogio ebbe rapporti epistolari con S. Basilio di Cesarea, entrambi lottarono contro l’arianesimo e contribuirono allo sviluppo della liturgia. S. Ambrogio intervenne anche nelle questioni delle sedi patriarcali orientali. Le usanze liturgiche introdotte da S.Ambrogio divennero rito ambrosiano verso il VI° secolo, con papa S. Gregorio Magno.
Rito Bizantino Slavo: deriva dal rito bizantino greco, tradotto in slavo antico dai santi Cirillo e Metodio nel secolo IX°, e approvato da Papa Adriano II (869 d.C.). Gli apostoli degli slavi furono i primi a usare una lingua liturgica diversa da aramaico, greco e latino (le tre lingue praticate da Nostro Signore sulla terra), le sole ammesse fino allora come lingue liturgiche, e per questo vennero considerati inizialmente come eretici, finchè il Papa approvò la liturgia in slavo. Il Rito Bizantino Slavo venne riformato l’ultima volta dal metropolita Septickij all’inizio del secolo XX, oggi è praticato da comunità slave in Russia, Bielorussia, Ucraina, e nel resto del mondo in Canada, Australia.
Rapporti tra Roma e Costantinopoli tra V e VIII secolo, invasioni islamiche
Nei primi quattro secoli le chiese vivevano una comunione piena e stabile, con riferimento indiscusso al vescovo di Roma; santi e vescovi in Europa erano non di rado di origine asiatica o africana. Durante la persecuzione di Diocleziano le comunità del Nordafrica, in particolare l’Egitto, pagarono il più grande tributo di martiri cristiani. Testimonianze di S. Clemente, S. Ignazio d’Antiochia, dei papi Giulio I e Leone I hanno confermato che fin dall’inizio della storia della Chiesa i termini cattolico e romano andavano di pari passo; anche la celebrazione dell’Eucarestia probabilmente non differiva molto nei primi due secoli, quando si celebrava in greco usando pane fermentato sia in Occidente che in Oriente : infatti S. Policarpo, anziano, nel 156 d.C. si recò a Roma da papa Aniceto e pur non accordandosi sulla data della Pasqua, essi celebrarono insieme la liturgia eucaristica. Quasi tutti i papi dei primi 3 secoli furono santi e martiri. Anche se ogni vescovo veniva chiamato “pater”, ci si riferiva al vescovo di Roma per qualsiasi controversia, a colui che presiedeva nella carità : la parola papa, “pater patrum”, comparve nel 3° secolo. Il riferimento al papa era talmente reale che, almeno finchè si mantenne l’impero romano d’ Occidente, veniva riconosciuto tale anche dagli imperatori d’Oriente, come documenta il caso di Paolo di Samosata : venne deposto dalla sede episcopale di Antiochia nel 268 d.C. dall’imperatore Aureliano, su richiesta dei cristiani, con la motivazione che solo chi manteneva relazioni con Roma poteva esser vescovo in Oriente. Nel 313 d.C. con l’Editto di Milano cessavano le persecuzioni contro la Chiesa, ma in Europa intanto calavano i barbari. Con l’imperatore Teodosio I nel IV° secolo in Oriente scompariva l’arianesimo, che persisteva invece in Occidente : per contrastare questa eresia la Chiesa Romana nel VII° secolo proponeva di introdurre il Filioque nel Credo di Nicea, ma gli Orientali non accettavano la proposta.
449 : latrocinio di Efeso : Teodosio II imperatore orientale convoca un Concilio Ecumenico senza il permesso del papa S. Leone I, detto Magno, che lo invalida.
451 : A Calcedonia ha luogo il IV Concilio Ecumenico dopo quelli di Nicea, Costantinopoli ed Efeso. Copti, armeni, etiopici, giacobiti, aderiscono ai primi 3 Concilii, ma non a quelli successivi (chiese monofisite, non calcedoniane). La Chiesa di Costantinopoli per la prima ma volta pretende ufficialmente di avere la stessa importanza di sedi patriarcali come Roma, Antiochia, Alessandria d’Egitto e Gerusalemme. Una volta partiti i legati papali viene votato questo privilegio, ma papa S. Leone I non lo riconoscerà, affermando che “per bocca di Leone parla Pietro”.
Il motivo di questa pretesa di supremazia spirituale nasceva dal fatto che i Bizantini avevano possedimenti in Italia del Sud, e quindi concepivano Costantinopoli superiore a Roma : oltretutto l’Impero Romano d’Occidente cadrà di lì a poco (476 d.C.), ma verrà riconquistato proprio dai Bizantini nel secolo VI°, con Giustiniano, che darà origine all’esarcato di Ravenna. Si rafforza così a Costantinopoli la convinzione di poter diventare la sede principale della cristianità, la Nuova Roma. Accortisi di questo progetto i Papi cercheranno alleanze per liberarsi dei Bizantini dalla penisola. Nel secolo VI° I Bizantini compiranno ripetute incursioni in Egitto nel tentativo di sottomettere i Copti a Costantinopoli, e massacrandone diverse centinaia, senza risultato, se non quello che i Copti saluteranno l’avanzata islamica del secolo VII° come una liberazione dall’oppressione dei Bizantini.
635 : inizia l’ espansione islamica che nel giro di 5 anni conquista le 3 principali sedi patriarcali cristiane : Antiochia, Gerusalemme e Alessandria d’Egitto, contese negli anni precedenti da Bizantini e Persiani.
638: Gerusalemme conquistata dai musulmani
639 : Edessa conquistata dai musulmani
640 : Alessandria d’Egitto conquistata dai musulmani Queste circostanze dovevano portare ad una più stretta comunione tra i cristiani di Oriente e Occidente, invece persistono tentativi egemonici. Costantinopoli rimane l’unica sede patriarcale Orientale di rilievo, ma anziché vedere nella scomparsa di altre 3 sedi patriarcali orientali una minaccia per la cristianità intera, riprende le proprie ambizioni di supremazia su Roma.
653 : l’imperatore bizantino fa deportare il Papa Martino I a Costantinopoli, Papa che viene torturato, processato ed esiliato a Chersoneso nel 655.
709 : tutto il Nordafrica è conquistato dai musulmani.
726-729 : a causa della espansione islamica in Oriente, e quindi per motivi più politici che religiosi, l’imperatore proibisce il culto delle icone (iconoclastia). Il Papa S.Gregorio II invece ammette il culto delle icone e Leone III Isaurico depreda i territori sotto giurisdizione del Papa in Italia Meridionale e in Illiria (l’odierna regione balcanica). Intanto in Italia il Papa trovava degli alleati nei Franchi (Pipino il Breve) liberandosi dei Bizantini nell’esarcato di Ravenna (secolo VIII°), ponendo così le basi dello stato pontificio.
787 : Concilio di Nicea II (VII° Concilio Ecumenico), Papa Adriano I condanna gli iconoclasti e dichiara lecito il culto delle icone e del Mandylion. E’ l’ultimo Concilio riconosciuto dagli ortodossi fino ad oggi.
Secolo IX° e X° : invasioni islamiche, scisma d’Oriente e i Santi Cirillo e Metodio, la Santa Rus’.
Mentre in Europa nasceva il Sacro Romano Impero con Carlo Magno, l’avanzata islamica sfidava apertamente la cristianità ed insidiava, ma senza successo per il momento, anche Costantinopoli, la Sicilia, le coste italiane e perfino Roma (846 d.C., i martiri frisoni difesero la sede papale). Nel Sud Italia i Saraceni instaurano emirati soprattutto sul versante tirrenico, poi a Lecce e Taranto, distruggendo chiese, conventi, mentre sulla costa pugliese adriatica (Bari) i loro tentativi di dominazione (840 d.C.) vennero presto annullati dall’intervento dei Bizantini (870 d.C.). Mentre a Bari e ad Otranto il dominio saraceno non durò più di trent'anni grazie al pronto intervento rispettivamente dei Bizantini e dei Carolingi, gli emirati da Taranto alla Sicilia durarono circa 2 secoli. I segni della presenza dei bizantini sono tuttora presenti nelle chiese dell’ Italia del Sud, con icone, grotte di monaci greci basiliani (“laure”) decorate con affreschi (celebri quelli di Massafra), culto della Madonna di Costantinopoli; culto dei SS. Cosma e Damiano e di S. Nicola di Bari, santi molto venerati ancora oggi in Oriente. Nel IX° secolo Fozio, patriarca di Costantinopoli, poneva le basi per lo scisma d’Oriente, forse contrariato dalla politica antibizantina del papa in Italia. Fozio era stato deposto e scomunicato una prima volta da Papa Nicolò I, (Fozio aveva scomunicato per primo il Papa che dichiarava illegittima la sua nomina patriarcale), poi fu esiliato dall’imperatore d’Oriente durante il pontificato di Papa Adriano II che nell’ 869 aveva convocato l’VIII° Concilio Ecumenico (IV° Concilio di Costantinopoli), ribadendo ancora la liceità del culto delle icone. Riabilitato da Papa Giovanni VIII, Fozio riprese con le sue critiche contro Roma, dichiarò nulle le decisioni dell’ VIII° Concilio Ecumenico, venendo questa volta definitivamente scomunicato, sempre da Papa Giovanni VIII, nell’anno 881. Nello stesso periodo i santi Cirillo e Metodio, apostoli degli Slavi e compatroni d’Europa con S. Benedetto, si recavano a Roma e non già a Costantinopoli dove era in corso lo scisma di Fozio, per far approvare la liturgia bizantino-slava. Portano a Roma le reliquie che essi stessi avevano ritrovato di S. Clemente Romano, papa martire in Crimea nel I secolo e le presentano a Papa Adriano II in segno di comunione (869 d.C.). Celebrano in Sua presenza la Divina Liturgia in rito bizantino slavo ed il papa la approva. Inizialmente considerati eretici per il fatto di usare lo slavo antico nella liturgia, S. Cirillo morì a Roma (dove tuttora è sepolto nella Chiesa di S. Clemente), mentre S. Metodio ritornò da solo in patria, subendo l’arresto in Germania come eretico, poi rilasciato per intervento del papa.
944 : i bizantini pongono l'assedio a Edessa, che abbandonano solo dopo che l'emiro musulmano consegna loro il Mandylion. In seguito si parla solo della Sindone a Costantinopoli e non più del Mandylion (che probabilmente era la Sindone ripiegata in modo da esporne solo il volto).
988 : Battesimo della Santa Rus’, che adotta il Rito Bizantino per volere del Principe Vladimir di Kiev.
Così fu presa la decisione secondo la “Cronaca dei tempi passati” :
“Noi visitammo dapprima i Bulgari,e vedemmo come nel loro tempio, nella moschea si prostravano, come vi stanno senza cintura, si siedono,e come pazzi si voltano ora da un lato ora dall’ altro. E non è in loro alcuna letizia, ma mestizia, e vi domina un grande fetore; insomma la loro fede non è affatto buona. Poi ci recammo dai Tedeschi, vedemmo le loro chiese e la maniera del loro servizio divino, ma non vi trovammo alcuna bellezza. Poi andammo dai Greci ed essi ci condussero al loro servizio divino. E noi non sapevamo se ci trovavamo in cielo o sulla terra, giacchè sulla terra non si vede alcuno spettacolo di tale bellezza. Noi non possiamo descrivere con parole quello che abbiamo veduto. Soltanto questo sappiamo, che ivi gli uomini si trovano in presenza di Dio, e che quel servizio divino mette completamente nell’ombra quello degli altri paesi. Non dimenticheremo mai tanta bellezza.”
Motivo dello scisma fu il mancato riconoscimento di Costantinopoli come patriarcato di rilievo da parte del Papa (Costantinopoli amava autodefinirsi Nuova Roma). Le altre questioni furono solo corollari,pretesti per non riconoscere la dipendenza dal Papa :
- il celibato dei preti latini
- di pane non lievitato in Occidente e di pane fermentato in Oriente.
- il Filioque nel Credo
- l’Alleluia in Quaresima nel rito orientale
- Battesimo per immersione nel rito orientale
- venerdì aliturgici in Quaresima nel rito orientale
- astensione da latticini e uova in Quaresima nel rito orientale
- data della Pasqua
Molte questioni erano discusse fin nei primi secoli, ma non avevano mai compromesso l’unità sostanziale. Invece il clima nei secoli IX° e X° era cambiato, i temi contro la Chiesa Latina vengono ripresi, ed in Oriente verso la fine del millennio nelle Liturgie non si nomina più il Papa di Roma, soprattutto in Grecia, non tanto in Russia. Nel 1002 Bari subisce un altro attacco saraceno, da cui verrà liberata dall’intervento della flotta veneziana guidata dal doge Orseolo II. Mentre i saraceni imperversano, i dissidi tra Roma e Costantinopoli non cessano: Michele Cerulario, patriarca di Costantinopoli, rifiuta le nuove direttive del Papa Leone IX in materia liturgica. Si giunge così definitivamente allo scisma d’Oriente(1054) con la scomunica vicendevole : gli orientali scomunicati da parte del legato papale Umberto da Silvacandida, e i latini da parte del Patriarca Michele Cerulario. Gli atti di reciproca scomunica vengono deposti sull’altare di Santa Sofia, basilica di Costantinopoli (oggi è una moschea-museo). Papa Leone IX, che aveva inviato i legati per tentare una riconciliazione, morirà nel frattempo prigioniero dei Normanni senza venire a sapere dello scisma.
Tra secolo XI e XVI : fine della presenza Bizantina in Italia del Sud, crociate, ancora invasioni islamiche.
Circa 3 secoli dopo essersi liberato dei Bizantini nell’esarcato di Ravenna grazie all’aiuto dei Franchi, il papato si liberò definitivamente dei Bizantini anche in Italia del Sud, con l’aiuto dei Normanni, riaffermando innanzitutto la supremazia dell’autorità spirituale della sede romana nella Chiesa. Nel 1071 finì il dominio bizantino nel Sud Italia e con Roberto il Guiscardo iniziò la dominazione normanna. Ma questa sconfitta, innanzitutto politico-militare, non era stata accettata dai Bizantini. Lo scisma religioso era stato preparato da Fozio due secoli prima. Il rito bizantino greco, praticato in tutta l’Italia Meridionale fino al sec XI°, con l’avvento dei Normanni venne sostituito dal Rito Romano, forse anche per il timore da parte del Papa che il permanere in quelle regioni italiane di un rito orientale creasse sospetti di scisma; nel Sud restarono tuttavia alcune minoranze di rito bizantino greco a testimoniare il passato. Anche la Diocesi di Milano risentì in parte a fine millennio di questi eventi : nacquero movimenti ereticali in una parte del clero milanese che sull’esempio degli usi orientali rifiutavano il celibato dei preti richiesto da Roma, in contrasto con movimenti milanesi di tendenza opposta, i patarini. Le usanze del clero orientale vengono invocate dalla parte del clero milanese ricca e potente col pretesto degli elementi orientali presenti nel rito ambrosiano, di fatto per sostenere un’autocefalia e non obbedire al pontefice. Il contrasto verrà risolto con papa Alessandro II (Anselmo da Baggio, milanese), ex patarino, e poi con papa Urbano II e la Prima Crociata : in occasione della estensione del rito romano in Italia del Sud dopo lo scisma d’Oriente, il Rito Ambrosiano venne conservato, come segno di gratitudine da parte del Papa per l’invio dei Lombardi alla Prima Crociata, nel 1096. Le crociate iniziarono perchè i cristiani d'Oriente,qualche decennio dopo lo scisma, chiesero aiuto ai cristiani d'Occidente. L'imperatore di Bisanzio, Alessio Comneno, aveva scritto una lettera al conte delle Fiandre Roberto II,chiedendo di mandare aiuti militari per difendere Costantinopoli dall'avanzata dei Turchi Selgiucidi, che avevano già preso Gerusalemme. Nella lettera descriveva altresì di uccisioni e torture nei confronti dei pellegrini che andavano in Terra Santa, racconti peralto confermati dai pellegrini che riuscivano a tornare vivi in Europa. Papa Urbano II fece sue queste ragioni a Clermont proponendole al popolo cristiano, che si apprestava obbedendo a partire per la Terra Santa. Le crociate avrebbero dovuto rappresentare un valido motivo di riunione tra i cristiani, ma non sempre prevalse lo spirito di aiuto ai cristiani d'Oriente che le aveva ispirate, e lo spirito di di pellegrinaggio che coinvolse figure come S. Luigi IX e S. Francesco d’Assisi. D'altr parte lo scisma religioso ebbe anche le sue conseguenze militari: se all'inizio la crociata poteva rappresentare anche una forma di aiuto militare e quindi di ritrovata unità con i cristiani d'Oriente, col tempo la massiccia presenza dei crociati presso Costantinopoli (ne partirono circa 120.000) impaurì i Bizantini, anzichè confortarli, tanto che l'imperatore Alessio Comneno temette, senza alcun fondamento reale, che i crociati volessero conquistare Costantinopoli per imporre l'autorità papale e risolvere lo scisma : così ritirò le sue truppe abbandonando i crociati nella battaglia, e questa sua decisione, volta solo a salvaguardare il suo potere, ebbe conseguenze anche nelle crociate successive. I Crociati Veneziani nel 1204 anziché andare a Gerusalemme (IV crociata) saccheggiarono Costantinopoli, ma vennero poi scomunicati dal Papa. Dopo quella data, la Sindone scomparve da Costantinopoli, dove veniva esposta in verticale ogni venerdì nella chiesa di S. Maria delle Blacherne; sorse l’impero latino d’Oriente che durerà fino al 1261. Comunque sia, di fatto le crociate ritardarono di 3 secoli la caduta di Costantinopoli (1453) ed al di là delle modalità con cui si svolsero anche nei confronti della cristianità orientale esse furono di fatto un aiuto per tutta la cristianità, ma anche un’occasione mancata per ricomporre l’unità perduta. Questi eventi non impedirono che le istanze di unità con Roma permanessero vive, e rese presenti al Concilio di Lione (1274). Circa due secoli dopo avrà luogo la battaglia di Belgrado (1456), che verrà liberata dai Turchi, e Papa Callisto III per festeggiare l’evento estenderà in Occidente la festa tipicamente Orientale della Trasfigurazione. Gli attacchi islamici tuttavia non cessarono, e nell’agosto 1480 a Otranto il vescovo assieme ad 800 cattolici pugliesi affrontarono il martirio nella cattedrale e nella Chiesa della Minerva per non rinnegare la fede cristiana. Quello che stupisce è come davanti agli incessanti attacchi islamici, che continueranno ancora per secoli, fino alla battaglia di Lepanto (1571), il mondo cristiano non abbia saputo ritrovare quell’unità che avrebbe permesso di fronteggiare il pericolo con maggiore sicurezza e definitività. In realtà un’ulteriore processo di disgregazione interna dell’unità ecclesiale era già in atto in Europa, forse ben più grave di quello che portò allo scisma d’Oriente, perché in fondo gli ortodossi conservarono una fede fondata sui sacramenti e sulla traditio apostolica, con una teologia che rispettava quasi in tutto la concezione cristiana cattolica del primo millennio.
Conseguenze dello scisma d’Oriente in Russia
Dopo il 1054 la Chiesa Latina si chiamerà Cattolica per antonomasia e quella Orientale Ortodossa. In realtà nel Credo ancora oggi tutti recitano allo stesso modo “..credo la Chiesa Una, Santa, “Cattolica” e Apostolica”. Nel Canone del Messale di S. Pio V, nella preghiera per la Chiesa militante, si pregava per tutti i vescovi “ortodossi”, intendendo pregare per tutti i fedeli cultori della autentica fede cattolica. In Oriente le conseguenze dello scisma si sentirono per secoli prevalentemente nel mondo greco. La Russia, evangelizzata solo 60 anni prima con adozione del rito bizantino per volere del principe Vladimir, mantenne i legami con Roma per qualche secolo attraverso il patriarcato di Kiev e le indicazioni del Papa venivano ancora seguite : la Chiesa russa diventerà autocefala solo nel 1448. Il culto di S. Nicola di Bari era rimasto emblematico del comune patrimonio tra Italia del Sud e mondo russo-scandinavo, tanto che ogni anno partivano ancora pellegrini dalla Russia per festeggiare la festa di S. Nicola. E nella basilica di Bari ancora oggi esiste la cripta degli ortodossi. Con il passare dei secoli, causa la presenza e l’influenza di metropoliti di origine greca, nel XV° secolo anche la Russia si considera parte del mondo Ortodosso scismatico rispetto a Roma. Scisma significa dare origine ad una giurisdizione territoriale propria, indipendente dal Papa. Questo passo è stato deleterio per la Chiesa Russa, rimasta in seguito definitivamente in balìa del potere politico del momento, dagli zar alla Rivoluzione Russa, con tutte le conseguenze negative. Questa situazione di soggezione al potere politico non ha tuttavia impedito il manifestarsi di esempi di santità vissuta nella Chiesa Russa anche nei secoli successivi.
- sec. XIV : S. Sergio di Radonez
- sec XV : Andrej Rublev, monaco autore dell’ icona della Trinità (1422).
- sec XVI : La Chiesa di Mosca diventa patriarcato autonomo
-sec XVII : riforma liturgica del rito bizantino-slavo di Nikon : scisma dei vecchi credenti che non vi aderirono e furono perseguitati dallo zar. Comunità di vecchi credenti sono tuttora presenti in Russia Meridionale, Siberia, Urali.
-sec XVIII : lo zar Pietro il Grande abolisce il patriarcato (1721).
-sec XIX : Feodor Dostojevsky, prevede il disastro dell’ateismo nel suo romanzo “I Demoni”: Lenin lo definirà uno scrittore ripugnante. Vladimir Solov’ev, filosofo e teologo ortodosso, sottolineò la valenza attiva della libertà umana nel cattolicesimo e seppe riconoscere l’importanza del primato del Papa; ricevette anche la comunione da un sacerdote cattolico. Autore del “Racconto dell’Anticristo”.
-sec XX : Atto di tolleranza dello zar Nicola II : Concilio ortodosso del 1917, interrotto dalla rivoluzione d’ottobre. Oltre 70 anni di persecuzione verso i credenti di ogni confessione religiosa, cristiana e non. L’importanza della Chiesa russa in questo contesto di rapporti tra Occidente e Oriente, non sta solo nel fatto che risentì dello scisma solo tardivamente e per influsso di metropoliti greci emigrati in Russia, ma nel fatto che in Russia, in particolare in Ucraina, non cessarono mai di esistere relazioni con il Papa e queste istanze hanno attraversato secoli di ostacoli, persecuzioni, sia sotto lo zarismo che sotto il comunismo. Anche la Chiesa russa ortodossa ha prodotto eminenti personalità desiderose di ricomporre l’unità, come Vladimir Solov’ev che riconobbe dogmi cattolici come l’Immacolata Concezione e il primato del Papa. Egli scrisse in una lettera nel 1883 : “…io guardo alla grande, santa ed eterna Roma, parte fondamentale e inalienabile della Chiesa universale. In questa Roma io credo, davanti a lei mi prostro,…Che io sia maledetto come parricida se mai pronuncerò una parola di Roma”; e nel 1889 ne “La Russia e la Chiesa Universale” : “ Quale membro della vera e venerabile Chiesa ortodosso-orientale o greco-russa…io riconosco come giudice supremo in materia religiosa…l’apostolo Pietro che vive nei suoi successori”, ribadendo che Roma “…è il solo centro di unità legittimo e tradizionale…attorno ad esso debbono riunirsi tutti i veri credenti. Nel 1917 il patriarca Tichon restaurò il patriarcato e convocò il Concilio della Chiesa Ortodossa, che venne interrotto dalla Rivoluzione Russa. (interessante analogia con il Concilio Vaticano I e Porta Pia) : secondo Padre L. Feodorov il patriarca desiderava un riavvicinamento a Roma. Con il comunismo inizia il martirio della Chiesa Russa, per oltre 70 anni ortodossi e cattolici si ritrovano insieme nei lager per Cristo. In varie occasioni la Chiesa cattolica ha cercato di aiutare i cristiani russi durante la persecuzione, come durante la requisizione dei vasi sacri nel 1922 e con la processione di preghiera e le denunce pubbliche di Pio XI dal 1928 al 1930, seguite da inasprimento delle persecuzioni col piano quinquennale antireligioso voluto da Stalin. Nel 1929 Pio XI istituì il Russicum, collegio per formare alla missione in Russia sacerdoti di rito bizantino e nel 1937 promulgò un’enciclica contro il comunismo (Divini Redemptoris). Dopo il 1945 Stalin cercò di annientare le chiese attraverso leggi repressive mantenendo in funzione i Gulag. Costrinse la Chiesa greco-cattolica (gli uniati) ad essere assimilata alla Chiesa ortodossa (pseudo concilio di Lvov (1946); attraverso attacchi al Vaticano e agendo mediante il movimento pacifista (scomunicato da Pio XII assieme al comunismo nel 1949) cercò di far diventare il patriarcato di Mosca centro della cristianità mondiale, un “Vaticano russo”, ma l’operazione non gli riuscì. La Chiesa Cattolica si confermò riferimento del cristianesimo universale convocando il Concilio Vaticano II ed invitando gli ortodossi. Osservatori sovietici parlarono di interventi “anticomunisti” quando Paolo VI ricevette i greco-cattolici ucraini, poi Kruscev nel ’64 sferrò un nuovo attacco antireligioso, chiudendo 20.000 chiese, forse il motivo che spinse il Vaticano a prudenza in quel momento storico. Nel 1965 venne revocata la reciproca scomunica da papa Paolo VI e il patriarca di Costantinopoli Atenagora. Negli anni ’60 con la nascita del samizdat, i legami di alcuni movimenti cattolici occidentali come Russia Cristiana intensificarono l’incontro in nome della comune fede in Cristo con i credenti prigionieri nei lager e facilitarono la nascita di rapporti tra cristiani di Occidente e di Oriente. Nacquero iniziative come spedizione di libri in URSS, richieste al Soviet Supremo di scarcerazione di credenti internati nei lager. Il metropolita Nikodim Rotov colse i “segni dei tempi” e nel 1969 concesse al patriarcato di Mosca di ammetter i cattolici alla comunione nelle chiese ortodosse : “ Nel nostro mondo contemporaneo di aggressivo ateismo le differenze tra i cristiani sono di gran lunga inferiori a ciò che li unisce nella resistenza al materialismo e all’ateismo, e noi dobbiamo sottolineare la nostra unità e non le contrapposizioni” E ancora, dopo essere stato a Roma: “Questa è veramente un’accoglienza fraterna, non come i greci ! Anche loro ti accolgono bene, ma nascondono sempre un secondo fine. Questi invece lo fanno col cuore…”. Anche negli altri paesi dell’Est ci fu persecuzione, e anche con queste realtà i cattolici occidentali ebbero legami : negli anni ’80 Jaruzelski per 3 volte chiese all’URSS di invadere la Polonia, ma la presenza di Solidarnosc fece desistere i sovietici dal tentativo. (recentemente Jaruzelski ha voluto smentire queste sue richieste). Le continue istanze di unità delle comunità greco-cattoliche furono esaudite nel momento in cui papa Giovanni Paolo II nel 1989 ottenne che tali comunità venissero ufficialmente riconosciute e non fossero più subordinate alla gerarchia ortodossa. Nel 1989 crollò il muro di Berlino, nel 1990 chiudono i Gulag sovietici. Nell’agosto 1991 crollò il comunismo in Russia senza spargimento di sangue : la gente si salutò e si telefonò esclamando “Christos Voskrese”, Cristo è risorto, come si fa durante la Veglia Pasquale.
I cattolici di Rito Bizantino-Slavo
I santi Cirillo e Metodio non si spinsero fino in Russia, dove il principe Vladimir nel 988 adotterà inizialmente il Rito Bizantino Greco per il Battesimo della Santa Rus’, ma la loro opera ebbe diffusione inizialmente in Moravia e Pannonia. Se papa Adriano II approvò la liturgia in slavo, una ventina d’ anni dopo Papa Stefano V avversò non poco i monaci della Pannonia, e l’opera dei due santi fratelli slavi. Alcuni monaci furono venduti come schiavi, ma in Bulgaria riuscirono a riprendere l’opera dei loro educatori. Da quel momento non esiste più distinzione tra la storia cristiana dei Russi e degli altri Slavi, grazie all’ adozione del comune alfabeto cirillico (glagolitico) e all’estensione del rito bizantino slavo in Russia. Non tardano a comparire opere che esprimono una letteratura russa ispirata alla religiosità bizantina, tra cui i sermoni dei metropoliti e la “Cronaca dei tempi passati” : l’opera dei santi Cirillo e Metodio si armonizza in pieno con la cultura russa. Il “rito ortodosso” non è mai esistito, trattandosi del rito bizantino slavo approvato da papa Adriano II almeno un secolo prima del Battesimo della Santa Rus’, e praticato per quasi due secoli prima dello scisma, conservato dai cristiani russi dopo il 1054.
In Italia, dopo lo scisma papa Nicola II riconobbe le comunità italo-greche di rito bizantino, ponendo le basi per l’esistenza di riti orientali nella Chiesa cattolica, ma con l’avvento dei Normanni e con papa Urbano II, francese, il rito bizantino greco scomparve gradualmente in Italia Meridionale, sostituito dal Rito Romano; rimarranno solo alcune minoranze greche di rito bizantino in comunione col papa. I tentativi di ritorno alla Chiesa Cattolica da parte degli orientali fedeli al Papa sono stati poi ininterrotti anche se minoritari, sostenuti prevalentemente dai ruteni : Concilio di Lione (1274), Concilio di Firenze (1439), non accettati dagli ortodossi. Giovanetta Varoli portò all’imperatore di Costantinopoli Giovanni Paleocapa acqua del santuario di Caravaggio, dove era avvenuta l’apparizione miracolosa, prima che costui si recasse al Concilio di Firenze. Isidoro di Kiev, quando annunciò esultante la riconciliazione con il Papa dopo il Concilio di Firenze, a Mosca venne arrestato e nel 1448 la Chiesa russa si proclamerà autocefala. Pochi anni dopo Costantinopoli cadrà in mano islamica (1453) e S. Sofia diverrà una moschea, poi un museo, come è ancora oggi. Caduta Costantinopoli, Mosca pretese di diventare la Terza Roma proclamando nel secolo XVI il patriarcato di Mosca, che in seguito non avrà più un legame di dipendenza né da Roma, né da Costantinopoli. Solo l’Ucraina col patriarcato di Kiev manterrà contatti quasi ininterrotti con la Santa Sede nei secoli successivi, diventando baluardo del cattolicesimo di rito bizantino e latino in Europa dell’Est. Quello che lascia perplessi è come davanti ai ripetuti attacchi da parte dei Turchi subiti dalla cristianità contemporaneamente sul versante orientale e occidentale, si sia perduta l’occasione offerta dal Concilio di Firenze, di ricomposizione di una unità visibile tra i cristiani.
Il Concilio di Firenze fu per molti cristiani d’Oriente l’occasione per ritornare nella Chiesa Cattolica, conservando il rito bizantino e anche molte regole canoniche orientali specialmente quella riguardante la possibilità di uomini già sposati di diventare sacerdoti continuando a vivere nel matrimonio. Per gli ortodossi, come anche per i cattolici di rito bizantino, chi invece diventa sacerdote nella vocazione alla verginità e si fa monaco, in seguito non può più sposarsi; vescovi possono essere solo monaci, consacrati, e i sacerdoti rimasti vedovi non possono risposarsi. Questa concezione sottolinea la definitività della vocazione una volta ricevuto il sacramento dell’Ordine. Queste regole canoniche furono riconosciute al Concilio di Firenze anche per i greco-cattolici e sono tuttora vigenti in Oriente. Il Concilio di Brest-Litovsk(1596) confermò il ritorno dei bizantini sotto la guida del Papa. Nel 1623 venne ucciso in un tumulto contro l’unione l’arcivescovo San Josaphat Kuncevyc, già ortodosso, che convertito portò molti fedeli all’unità cattolica : gli stessi che lo colpirono divennero cattolici dopo il suo martirio.
La Chiesa cattolica cominciò a essere vista in Russia come una presenza estranea, senza riconoscere che l’essenziale era la fede comune in Cristo che univa e mettendo invece al primo piano aspetti politico-rituali del tutto secondari. La presenza di cattolici russi di rito bizantino in Russia fu contrastata fin dall’epoca degli zar : fino al 1839 a Pietroburgo esisteva una comunità greco-cattolica di 600 persone, che venne soppressa e annessa alla Chiesa ortodossa, quando per un russo era un reato punibile diventare cattolico. Infatti il 70% dei cattolici in Russia era di origine polacca e di rito latino. I greco-cattolici continuano a esistere presso ruteni (popolazione dei Carpazi) e ucraini. Dopo la rivoluzione del 1905 lo zar Nicola II Romanov (l’ultimo zar) concede che diventare cattolico per un russo non sia più un reato meritevole di prigione. Le conversioni al cattolicesimo all’inizio del secolo XX furono molte. Papa S Pio X diede la possibilità agli ortodossi di ricevere la comunione dai cattolici ed istituì nel giugno 1917 l’esarcato greco-cattolico con Leonid Feodorov, sacerdote di rito bizantino che ricevette poteri speciali, che offrì la propria vita in sacrificio per lo scisma d’Oriente. Ci furono le personalità di Anna Abrikosova, che su indicazione di S Pio X fu fondatrice di comunità di rito bizantino in Russia e di una comunità di monache domenicane, quasi tutte finite nei lager staliniani, e di Julia Danzas. Pio XI nel 1929 fondò a Roma il Russicum, istituto per le missioni in Russia. Pseudo-Concilio di Lvov (Leopoli,1946): Stalin obbligava i cattolici ucraini di rito bizantino (uniati) a diventare ortodossi. Dopo la caduta del comunismo, riacquistata la loro autonomia, i greco-cattolici ucraini subiranno ancora questa pressione, ma vi si opporrà Giovanni Paolo II nel 1989 garantendo l’autonomia dei greco-cattolici. Dopo la caduta del comunismo nel 1991, le chiese furono restituite ai cattolici e agliortodossi,senza contributi per per i restauri da parte dello stato russo. Col contributo della Diocesi di Torino sono stati avviati i restauri della Chiesa Cattolica di S. Caterina d’Alessandria a Pietroburgo, che oltre ad avere subito un grave incendio, era stata utilizzata, come molte altre chiese, come stalla e sala di spettacoli durante il comunismo: in essa si conserva ancora la stola che l’ultimo parroco portava mentre veniva fucilato durante la rivoluzione. Giovanni Paolo II nel 2002 eresse 4 diocesi cattoliche in Russia.
In Russia la presenza dei cattolici e di altre realtà religose è stata da sempre considerata come estranea al tessuto sociale e religioso, rischiando di favorire una concezione un po' nazionalistica della Chiesa Ortodossa Russa. D'altra parte, la presenza cattolica è stata spesso identificata con quella dei polacchi, con i quali si sono verificati parecchi conflitti poitico-militari dei secoli precedenti, il che ha contribuito a generare una certa prevenzone da parte del popolo russo. Ecco cosa affermava V. Solov’ev nel 1884 : “I polacchi, dimentichi della propria missione religiosa universale, hanno rivolto i propri sforzi a finalità politico-nazionali…verrà il giorno in cui la Polonia, guarita dalla sua lunga follia, diverrà un ponte vivo tra i tesori sacri dell’Oriente e dell’Occidente”. Tuttavia occorre anche precisare che il patriarcato di Mosca negli ultimi tempi sostiene l'indipendenza della Chiesa ortodossa dallo stato e l'apertura verso gli altri cristiani presenti da sempre in Russia. Come esempio di questa nuova propspettiva, oggi tra le missioni dell’ associazione Russia Cristiana, fondata nel 1957 da Padre Romano Scalfi, sacerdote cattolico di rito bizantino, vi è la Biblioteca dello Spirito di Mosca, una realtà nata il 19 novembre 2004 nel centro di Mosca in cui collaborano attivamente e fianco a fianco ortodossi e cattolici, che ha come scopo organizzare incontri pubblici e pubblicare libri della tradizione teologica cattolica e ortodossa. (http://www.russiacristiana.org/)
Nella foto : Chiesa di Novij Jerusalim, nei pressi di Mosca, costruita dal patriarca Nikon nel 1656, ispirata al Santo Sepolcro di Gerusalemme e meta di pellegrinaggi.
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