di Fabio Sansonna
Secondo lo studioso R.E.Green esistono tracce di genoma neandertaliano nell’1-4% del patrimonio genetico di europei ed asiatici attuali, mentre esse sono, stranamente,del tutto assenti negli africani attuali (Science, maggio 2010). Green ipotizza che ci siano stati accoppiamenti fertili tra i due tipi del genere Homo prima della scomparsa dei neandertaliani (tra 80.000 e 35.000 anni fa) che hanno lasciato tracce nel genoma degli uomini attuali, africani esclusi.
Questa ipotesi di Green contrasta con i precedenti studi genetici di Guido Barbujani di Ferrara e dell’austriaco R.R. Sokal che nel 1995 avevano escluso legami genetici ovvero accoppiamenti fertili tra neanderthaliani e l’uomo attuale: analizzando 360 basi azotate del DNA avevano notato 25-26 differenze tra noi e i neanderthaliani, mentre le differenze tra noi e i Cro Magnon sono solo 4-5 su 360, compatibili all’interno della variabilità di una stessa specie. Queste evidenze sono state solo ridimensionate nel 2010 dagli studi di Green che hanno dimostrato minime tracce di genoma neandertaliano in europei e asiatici, ma non negli africani attuali, confermando comunque la non derivazione e tutt’al più ipotizzando qualche incrocio tra i due tipi di Homo Sapiens. Le ipotesi di Green contrastano anche con gli studi genetici di popolazioni fatti da Cavalli-Sforza, secondo i quali gli africani attuali dipendono da quella ripopolazione post-glaciale e probabilmente i loro antenati post-glaciali ritornarono proprio in Africa, dove si trovavano le loro radici, dopo la diffusione dell’ agricoltura, all’inizio del neolitico, alla fine dell’ ultima glaciazione di Wurm. Secondo tali ipotesi, gli africani attuali popolarono l’Africa (in particolare sub-sahariana) partendo dal Medioriente 8000-4000 anni fa e non prima. Se le popolazioni mediorientali ebbero incroci molto tempo prima con i neandertaliani, non si capisce allora perché gli africani attuali non debbano avere tracce di genoma neandertaliano come tutti gli altri.
A meno che le tracce di genoma neanderthaliano identificate da Green in europei e asiatici non siano manifestazioni di mutazioni genetiche dovute all'adattamento a particolari condizioni ambientali e non esito di incroci genetici con i neanderthaliani. Le condizioni ambientali dei neanderthaliani infatti sono state le stesse degli Homo Sapiens Sapiens loro contemporanei fino a 35.000 anni fa. Entrambi i tipi di Homo Sapiens abitavano Europa e Asia Centrale, ma non l' Africa, che i neanderthaliani classici non hanno mai abitata (sono state ritrovate solo forme "neandertaloidi"). Neanderthaliani classici e Homo Sapiens Sapiens sono stati perciò soggetti ai medesimi condizionamenti ambientali che possono aver generato in essi analoghe mutazioni, senza bisogno a questo punto di invocare incroci genetici tra i due tipi del genere Homo. Questo spiegherebbe perchè gli africani attuali (Bantu), pur originando da popolazioni mediorientali, non manifestano le caratteristiche genomiche tipiche dei neanderthaliani. O se le avevano inizialmente, al tempo della migrazione dal Medioriente verso l'Africa, potrebbero poi averle perdute nel tempo, trovando condizioni ambientali in cui certi geni non erano più necessari.
L' ipotesi della migrazione degli antenati degli africani attuali dal Medioriente è stata riconfermata da uno studio dell’Università La Sapienza, (Ivan Boni) del 2007. E’ piuttosto strano quindi che gli africani attuali non abbiano tracce di eredità genetica dai neandertaliani, anche perché certe caratteristiche esteriori delle popolazioni africane (es. il prognatismo) erano tipiche dei neanderthaliani. Se le ipotesi di Cavalli-Sforza e Boni verranno confermate, tutte le popolazioni di origine mediorientale dovrebbero possedere anch'esse genoma neandertaliano: o tutte o nessuna. Altrimenti occorrerà dare una spiegazione a questa discrepanza. Del resto, senza voler forzare un paragone con i dati biblici, gli africani attuali sub-sahariani dovrebbero corrispondere ai camiti, i figli di Cam nel Genesi, migrati in Africa dopo il diluvio biblico, che andrebbe collocato in Medioriente a 8000-6000 anni fa, cioè a prima della migrazione degli antenati degli africani attuali verso l’ Africa (curiosa concordanza con le ipotesi di Cavalli-Sforza). Non è perciò escluso che la Bibbia, pur non essendo verità scientifica, abbia fatto riferimento a fenomeni migratori che la paleoantropologia e la genetica di popolazioni hanno trovato in armonia con la realtà.
Comunque sia, tutti questi studi hanno nuovamente confermato che, al di là di ogni immaginazione suggerita dalle analogie formali esteriori tra i due tipi di Homo Sapiens, l’uomo attuale non discende dai neanderthaliani. Darwin aveva basato tutti i suoi assiomi solo sulle analogie formali, ma non conosceva la genetica, né la deriva genica, nè l’esistenza degli atomi per cui le sue conclusioni all’epoca erano per forza di cose parziali: egli scrisse l’Origine delle specie 3 anni dopo la scoperta dell’uomo di Neanderthal e quindi sull’onda delle suggestioni fornite alla fantasia da questa scoperta ipotizzò la derivazione di forme umane più evolute da altre meno evolute, considerando solo le fattezze esteriori. Oggi la genetica, la scienza della trasmissione dei caratteri formulata dell’abate Mendel, ha spogliato completamente le analogie formali esteriori di qualsiasi valenza. Infatti, per la genetica l’uomo di Neanderthal,quello morfologicamente più prossimo all'uomo attuale, non è per nulla un precursore dell' Homo Sapiens Sapiens, cioè dell'uomo moderno : la loro contemporaneità e l'ipotesi di incroci genetici escludono infatti ogni legame di discendenza.
Bibliografia
R.E.Green, J. Krause, A:W. Briggs et al.A Draft Sequence of the Neandertal Genome.Science, 328, n° 5979, 7 May 2010, pp.710-722
H.A.Burbano, E.Hodges, R.E. Green et al.Targeted Investigation of the Neandertal Genoma by Array-Based Sequence Capture.Science, 328, n° 5979, 7 May 2010, pp.723-725
Luca e Francesco Cavalli Sforza . Chi siamo. La storia della diversità umana. Mondadori 1993.(pag.236-238)





