Ecclesia Catholica

Giovedì
9 Settembre
2010
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Home Olocausti negati Indiani d'America

Indiani d'America

Ecumenismo maomettano: cinquecento cristiani fatti a pezzi in Nigeria

Ecumenismo maomettano: cinquecento cristiani fatti a pezzi in Nigeria Jos (Nigeria) – Orrore in Nigeria: bande di pastori nomadi maomettani sono piombati su tre villaggi di contadini cristiani e hanno orrendamente massacrato centinaia di innocenti, in maggior parte donne e bambini. L'abominevole carneficina è stata consumata nella notte di domenica 7 marzo a Dogo Nahawa, Ratsat e Zot, località alle porte della capitale dello Stato, la città di Jos. Il bilancio ufficiale dell'eccidio è di oltre 500 morti. Le forze dell'ordine nigeriane sono riuscite ad arrestare un centinaio di criminali islamici.

L'attacco, secondo la ricostruzione delle autorità nigeriane, è stato organizzato con cura: parecchie centinaia di maomettani sono calati dalle montagne e hanno attaccato i villaggi sparando all'impazzata contro le abitazioni per costringere gli abitanti ad arrendersi e uscire dalle case. Subito dopo la resa della popolazione, il massacro: gli islamici hanno scannato più di 500 cristiani facendoli a pezzi a colpi di machete.

Un precedente attacco islamico, nello scorso gennaio, era miseramente fallito: i cristiani, allertati per tempo, si erano difesi con successo. Alla fine della battaglia si contarono 464 morti, quasi tutti maomettani. Questa volta i mussulmani sono riusciti a cogliere di sorpresa i cristiani e realizzare il loro progetto sanguinario.

10 marzo 2010

Last Updated ( Wednesday, 10 March 2010 21:20 )

 

I Pellerossa, genocidio dimenticato

I Pellerossa, genocidio dimenticato

Il 27 gennaio è assurto a giorno della memoria “politicamente corretta”, in cui una comunità ha ottenuto di diventare l’emblema incontestabile della sofferenza, come se la persecuzione subita da questo popolo prima della metà del secolo scorso sia un “unicum” che si eleva al di sopra delle tragedie di tutti gli altri popoli. Questo è profondamente ingiusto e discriminatorio: il “genio criminale” del genere umano ha lasciato ben altre tracce nella storia. In primo luogo, il genocidio dei nativi d’America, un grande popolo guerriero e cacciatore che fu sistematicamente sterminato da chi aveva invaso le sue terre. Questo olocausto viene taciuto, dimenticato, persino ridotto nelle proporzioni visto che si parla di “soltanto” 1 milione di amerindiani sterminati (i vincitori, si sa, scrivono e falsificano la storia).

ACCOGLIENTI. Le fonti più attendibili attestano che prima dell’arrivo degli europei circa 8 milioni di indiani occupavano l’America del Nord. Nel 1692, non restavano già più di 4 milioni e mezzo d’indigeni. Oggi gli indiani sopravvissuti sono meno di 50mila. All’arrivo dei primi coloni gli indiani fecero l’errore di mostrarsi piuttosto accoglienti (la storia non insegna nulla, neppure ai padani…). Quando gli immigrati furono abbastanza numerosi, cominciarono a premere sui territori dei nativi americani per strappar loro la terra.

PIANIFICAZIONE. E' il via ad un genocidio mostruoso, costellato di continue stragi e massacri di villaggi, operato con una pianificazione scientifica: affamare gli indiani, facendo tabula rasa delle mandrie di bisonti, e spingerli nelle zone più invivibili per farli morire di stenti e malattie continuando, al tempo stesso, ad attaccarli. Inzia così l’epoca delle riserve, che ben presto diventano autentici campi di sterminio, aree incolte, malsane e povere di mezzi di sostentamento.

SOLUZIONE FINALE.Migliaia di indiani, poi, vengono spostati da una riserva all’altra, apparentemente senza motivo: marce forzate su tragitti lunghissimi, in realtà studiate apposta per decimare la popolazione. Nelle riserve, veniva attuata la soluzione finale: impossibilitati a procurarsi il cibo con la caccia, come loro costume, gli indiani sono costretti a nutrirsi con alimenti avariati che non possono più essere venduti sul mercato dei coloni.

LAGER. La funzione della camere a gas, qui, viene svolta dalle coperte: agli indiani vengono fornite coperture infettate coi microbi del vaiolo e della tubercolosi e queste malattie, nel giro di pochi anni, completano lo sterminio. Il ricorso all'uso del vaiolo appare già in un rapporto al generale Amherst, datato 13 luglio 1763, in cui il colonnello Henry Bouquet relaziona al suo superiore circa l’uso di coperte infettate da malati per contagiare gli indiani. Questa tecnica è poi stata usata con gran successo nelle riserve, per affrettare la risoluzione della “questione indiana”. Dai lager, presto ridotti a grandi lebbrosari, si poteva uscire solo morti: ogni rivolta, ogni tentativo di fuga venne repressa con inaudita ferocia. Così scomparve il popolo delle grandi praterie, vittima dell’immigrazione e, oggi, dei nostri vuoti di memoria.

Last Updated ( Friday, 27 March 2009 22:03 )

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