
Esiste un fenomeno che suscita grande disagio e sofferenza in chi lo subisce: si tratta dei pensieri (e immagini) di bestemmia non voluti, che la teologia cattolica classifica sotto la tipologia degli “scrupoli”, in quanto fonte e cagione di inutile tormento. Santi, sacerdoti, religiosi, fedeli, in tutte le epoche hanno sofferto di questa malattia dello spirito. Basta che un aberrante pensiero del genere sfiori la mente devota e può nascere la preoccupazione che questo e simili riaffiorino, nel timore di risultare colpevole d'offesa al Creatore. Così facendo, le anime più delicate alimentano involontariamente la presenza di tali pensieri, innescando un circolo vizioso costellato di continue confessioni e tormenti. A volte, chi subisce questa dura prova finisce per dubitare del proprio equilibrio, per quanto il suo raziocinio appaia del tutto normale nelle quotidiane attività. Il risultato sarà quello di finire nelle mani di medici e farmacisti, cercando rimedi del tutto sproporzionati al problema. L'unico titolato a intervenire con successo in questo frangente è, infatti, il “medico dell'anima”, ovvero un buon confessore, esperto, premuroso e preferibilmente titolato in morale. Per uscirne c'è un solo mezzo: l'obbedienza cieca al confessore. Infatti la responsabilità, davanti a Dio, di dire allo scrupoloso di stare in pace se la prendono i preti a cui costui si è rivolto. Invece la responsabilità dei pensieri e delle immagini di cui non ci si compiace non la prende nessuno, perchè non esiste nessuna responsabilità. Se questi pensieri verranno presi sul serio, continueranno a venire: se chi li subisce li disprezzerà obbedendo al confessore, se ne andranno. Questa regola non è frutto di lassismo modernista, ma appartiene alla disciplica cattolica di sempre: a titolo di esempio, di seguito, faremo riferimento ad alcune citazioni tratte da un manuale usato nei seminari prima della seconda guerra mondiale e dagli scritti di santi e grandi teologi che inquadrano perfettamente il problema.
POSSONO PASSARE PER LA TESTA. "Scrupoli sui cattivi pensieri: la fantasia è piena d’immagini pericolose od oscene, e poiché fanno una certa impressione, si teme d’avervi acconsentito, benché dispiacciano infinitamente; pensieri di bestemmia: perché quelle idee passano per la mente, si è persuasi di avervi acconsentito, nonostante tutto l’orrore che se ne prova". (Compendio di Ascetica e mistica" di A. Tanquerey, 1925).
POSSONO VENIRE DAL DEMONIO. "Questo nemico non si limita soltanto a produrre in noi pensieri di bestemmia contro Dio e le cose sante, ci ispira ancora i pensieri più vergognosi e osceni, affinchè noi abbandoniamo la preghiera e ci consegnamo alla disperazione" (S. Giovanni Climaco). "Chi si sente turbato e provato dal demonio della bestemmia e desidera esserne liberato, ccominci a convincersi bene che non è dal suo cuore che nascono e si alzano questi pensieri tenebrosi, ma dallo stesso demonio (Idem). "Se questi pensieri di bestemmia, che ci fanno fremere di orrore, venissero da noi, come potremmo adorare questo dono celeste che riceviamo? Potremmo maledirlo e benedirlo al tempo stesso? (Idem).
NON COSTITUISCONO COLPA. "Se non ce n'è che diano maggior sofferenza, al tempo stesso non ce n'è che offrano minor pericolo" (San Pietro di Alcantara). "Il peccato non è nel sentimento, ma nel consentimento e nel piacere; e quanto al piacere, lontano di ritrovarlo nelle tentazioni di bestemmia, è piuttosto il contrario (Idem). "Questa è da chiamarsi pena piuttosto che colpa, perchè tanto l'uomo è lontano dal ricevere piacere da queste tentazioni, tanto è lontano dal commettere della colpa, quando queste arrivano! (Idem). "Il rimedio contro queste tentazioni, è di non farci per nulla caso" (Idem). "Che il diavolo formi davanti al vostro cuore le immagini più sporche, che proferisca alle orecchie del vostro intimo tutto le bestemmie e le empietà più detestabili che si possano immaginare, tutte queste cose non possono rendervi colpevoli. Quand'anche queste tentazioni durassero tutta la vita, dice il nostro beato padre san Francesco di Sales, non saprebbero insozzarvi di alcun peccato (Abbé Henri Marie Boudon).
DOMANDA DA PORSI. Dopo che un pensiero è passato per la testa, puoi giurare d’aver chiaramente conosciuto (piena avvertenza) che era peccato mortale e, tuttavia, di aver avuto assoluta volontà (deliberato consenso) di commetterlo? Esame dello srupoloso: "Potete giurare di aver chiaramente visto, prima di operare, che quell’azione era peccato e che, avendolo chiaramente visto, pure ci avete dato pieno consenso?" (Compendio di Ascetica e mistica" di A. Tanquerey - 1925).
OBBEDIENZA. "Il Signore non chiede conto a chi obbedisce al confessore" (S. Alfonso de Liguori, citando S. Filippo Neri). Un monaco virtuoso, essendo stato tormentato da questo demonio per 20 anni, non aveva cessato di tormentare il suo corpo con delle veglie lunghe e continue e con dei digiuni rigorosissimi; ma vedendo che tutte le sue austerità erano senza effetto contro questa crudele tentazione, la scrisse su una pergamena, così come le angosce che gli causava, e lo affidò a un santo religioso che conosceva. Giunto da lui, si prostrò, col viso a terra, senza osare alzare gli occhi. Dopo che il santo religioso ebbe letto ciò che era scritto, sorrise dolcemente e, rialzando il suo caro fratello, gli disse: "Figlio mio metti la tua mano sul mio collo", cosa che quello fece immediatamente. Poi aggiunse: "Fratello, io prendo su di me questo tuo peccato, tanto per il tempo passato, che per il tempo a venire; la sola cosa che esigo, è che non ci pensi più e che non te ne dia più pena". E' questo buon religioso che mi ha raccontato lui stesso ciò che gli era accaduto, e mi ha assicurato che non era ancora uscito dalla celletta di quel rispettabile vegliardo che tutta la sua tentazione era scomparsa, e tutti i pensieri di bestemmia che lo avevano così a lungo e così crudelmente provato andarono in fumo. (S. Giovanni Climaco, da "La scala per il Paradiso").
© Ecclesia Catholica.it, 7 ottobre 2009
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